

Il brillante progettista, dopo aver realizzato la fortunata gamma Nemesis by Sigal Sub, ha intrapreso questa nuova avventura, culminata con un arbalete dalle soluzioni tecniche inedite e interessanti, che ha tutte le carte in regola per diventare un riferimento nel settore
Anselmo Bozzoni
Riccardo Iacovacci è un nome ormai noto tra gli addetti ai lavori. Able progettista, è il “padre” del Nemesis, l’arbalete di casa Sigal che tanto successo ha riscosso e adesso, sulla scia di questo, ha ultimato la sua ultima “creatura: l’Iron, un fucile attesissimo dal mercato, sempre by Sigal.
Riccardo, l’Iron rappresenta un’evoluzione nella gamma Sigal. Da quale esigenza concreta nasce il progetto e quale “vuoto” volevate colmare sul mercato?
«Prima di essere un’evoluzione l’IRON rappresenta una necessità per l’azienda: quella di avere un fucile performante per insidiare prede importanti che di norma vengono cacciate con armi potenti e aste pesanti. Il tutto nasce da un fusto caratterizzato da un volume generoso, che contrasta e sopporta il peso delle aste di diametro generoso. Inoltre, Sigal, che è ormai presente in tutto il mondo, ha l’esigenza di offrire un’arma per la pesca in oceano, dove l’incontro con i grossi calibri è frequente».
Entrando più nel nel dettaglio, quali sono le principali innovazioni costruttive dell’Iron rispetto ai modelli precedenti?
Parliamo di geometrie, distribuzione dei volumi, rigidità del fusto e comportamento in acqua…
«La prima e più importante innovazione è l’autobilanciamento degli elastici, l’Auto Balancing Tecnology. Il sistema propulsivo inverterdemoltiplicatovela, o come lo si voglia chiamare, in questo periodo riscuote un notevole interesse da parte del pubblico, e questo nonostante le difficoltà che si evidenziano nella fase di allestimento o di sosti tuzione delle gomme. Ecco perché nascono tutorial, video piu o meno espliciti dove i produttori di questo genere di fucili illustrano il modo corretto per allestirli, dispensando raccomandazioni sulla lunghezza precisa degli elastici, degli occhielli, affinchè tutto sia equilibrato tra lato destro e lato sinistro. Ebbene, l’Iron ha eliminato tutte queste problematiche, utilizzando una piccola puleggia incassata nella testata che bilancia tutto il sistema inverter, consentendo di non tener conto della differenza che ci può essere tra una gomma e l’altra, poiché non esiste più un gruppo di elastici posizionati a destra e un altro posizionato a sinistra, ma un solo e unico carico auto bilanciato. La seconda innovazione è una conseguenza della prima. Il carrello utilizzato per la demoltiplica è snodato, significa che le pulegge sono svincolate dal supporto dove sono collegati gli elastici. Tale caratteristica, unica al mondo, permette di allineare il sistema inverter anche con discrepanze a seguito di un taglio delle gomme e di legature non perfetti. La terza innovazione è nella forma del tubo. E’ sì a osso di seppia, ma è dotato di raggi alle estremità laterali, così da favorire il brandeggio».
Uno degli aspetti che interessa maggiormente i pescatori riguarda il settaggio.
Con quali configurazioni nasce l’Iron in termini di elastici, aste e bilanciamento? E quanto margine di personalizzazione avete lasciato all’utilizzatore evoluto?
L’Iron viene prodotto in due versioni, Soft in alluminio e Hard in carbonio. Queste versioni saranno disponibili oltre che con propulsione inverter anche con doppia e tripla gomma. Entrambe le versioni, alluminio e carbonio, sono previste in 3 misure: 80, 95 e 110, con allestimenti e sistemi di propulsione diversi. I margini di personalizzazione sono importanti, considerando che tutte le versioni sono facilmente convertibili da inverter a tradizionale (e viceversa) con l’acquisto di un kit».
Durante la fase di sviluppo quali test avete effettuato per arrivare al set-up definitivo?
Ci sono state soluzioni inizialmente pensate che poi avete abbandonato perché non rispondevano agli standard che vi eravate prefissati?
«Le idee sono state sempre molto chiare fin dall’inizio. L’incognita’ c’era soltanto riguardo la resa dei nuovi elastici Dinamic. Una volta conosciuti a fondo, siamo arrivati al settaggio ottimale. Per rispondere alla seconda parte di domanda, direi di sì. Abbiamo abbandonato una lavorazione e siamo tornato sui miei passi, mi riferisco al trattamento del tubo in alluminio, che inizialmente era smaltato con un fondo di cataforesi e dopo si è invece optato per un decapaggio e un successivo trattamento anodico grigio, molto più bello, tecnico e duraturo».
Quali sono secondo te i punti forti dell’Iron? Precisione sul tiro lungo, brandeggio, gestione del rinculo, velocità di puntamento… Dove riesce davvero a fare la differenza?
«Nelle versioni inverter è risaputo che il rinculo viene praticamente azzerato. La struttura e la massa dell’Iron si prestano a montare il triplo elastico poichè la sua massa contrasta il rinculo anche con una propulsione tradizionale. Lo studio dell’impugnatura è stata sviluppata sulla falsa riga del Nemesis, e nei test ha dimostrato di non essere da meno, con vantaggi di presa e una gran comodità grazie alla manopola con un grip mai realizzato prima nella subacquea ma molto diffuso nelle armi terrestri».
L’ergonomia oggi è diventata fondamentale. Come avete lavorato su impugnatura, assetto e comfort di utilizzo per rendere il fucile intuitivo sia per il pescatore esperto e sia per chi vuole crescere tecnicamente?
«Come già accennato, quando ho iniziato a disegnare l’Iron, nel lato destro del pc è sempre stata presente l’impugnatura Nemesis, mantenendo la stessa inclinazione della manopola, fondamentale per avere un’arma precisa e una linea di mira istintiva; inoltre, ho aggiunto particolari mai visti nel nostro mondo. Uno di questi è il tappo per coprire la punta dell’asta. In gomma, trova posto nella zona sternale, dove è stata ricavata una sede che serve anche per scaricare la massa plastica, che in quella zona è sempre molto generosa, creando problemi di stampaggio. Tutte queste innovazioni, il carrello per la demoltiplica snodato, il tappo in gomma sempre a portata di mano, il fusto, il bilanciamento degli elastici, fanno sì che l’Iron offrirà spunti molto interessanti per tutto il settore, insomma, farà parlare tanto!».
Tra le novità più attese c’è il nuovo mulinello Sigal che accompagnerà l’uscita dell’Iron. Quali sono le caratteristiche tecniche che lo rendono innovativo rispetto a ciò che offre oggi il mercato?
«Tutti gli Iron verranno commercializzati con il nuovo mulinello verticale, che sarà proposto in tre materiali diversi: inox, alluminio e carbonio. Parliamo di un mulinello molto particolare, che consente di spostare la leva del recupero da destra a sinistra, e lo stesso avviene per la manopola della frizione. Il mulinello ha 8 varianti che si differenziano per capienza di sagola e grandezza, con portate che vanno da 18 metri di sagola fino a 100. E’ dotato di una frizione con le sfere a molla, che permette di regolarla in modo estremamente graduale».
Il mulinello è spesso un componente sottovalutato, ma in certe situazioni fa la differenza. Avete lavorato maggiormente su fluidità, frizione, capacità oppure resistenza strutturale? E quale dettaglio tecnico pensi sorprenderà di più i pescatori?
«L’obiettivo era quello di realizzare un mulinello leggero, privo di struttura in acciaio a U, come quelli già in commercio, un modello che non compromettesse l’assetto dei fucili commerciali e non. I punti su cui mi sono concentrato sono stati frizione e leggerezza, il piu grande ha una portata di 95 metri con sagola da 1,5 millimetri e un peso di 108 grammi».
Sei conosciuto come un grande appassionato di meccanica e progettazione. Quando nasce questa tua passione per lo sviluppo tecnico e quanto ha influito il fatto di essere anche un pescatore?
«La mia passione per la meccanica inizia molto presto, le mie vacanze estive erano differenti dagli altri bambini. All’età di 9 anni mio padre, terminata la scuola, mi portava in azienda, lì tra un gioco e un lavoretto la mia mente si modellava e la mia passione iniziava a crescere. La conoscenza della meccanica abbinata alla mia seconda passione, la pesca, sono fondamentali per creare prodotti validi e innovativi. Durante le uscite in mare la mia mente cerca sempre di capire se un prodotto o un’attrezzatura possono migliorare».
Per chiudere: da pescatore prima ancora che progettista, qual è la tua tecnica preferita e quali emozioni continui a cercare ogni volta che entri in acqua?
«Quando ho tempo approfitto per andare in mare e la tecnica che più mi affascina è l’aspetto; mi adatto anche ad altri sistemi di pesca, come l’agguato e la ricerca in tana, ma l’aspetto è qualcosa di speciale, di unico. Ultimamente, la cosa che mi gratifica di più non è la preda, ma come viene sparata, il momento del tiro è quello che mi dà maggiore soddisfazione. Un tiro lungo, potente, preciso … Questo penso che accade perchè utilizzo fucili che progetto e realizzo. Ed è un’enorme soddisfazione»

