

La classica torcia studiata per il pescatore, intuitiva da tenere in mano e dotata di un fascio potente e molto concentrato
Cristian Righetti
Antares, la stella più luminosa della costellazione dello Scorpione, basti pensare che brilla 10000 volte più del sole. Non c’è nome più azzeccato per questa torcia Made in Salvimar, un modello che unisce materiali di alto livello, design, funzionalità, ergonomia, luce potente e un’intelligente soluzione ricaricabile con indicatore di carica. Rrappresenta una soluzione completa in ogni singolo dettaglio. La certificazione di impermeabilità IPX8 ne garantisce l'operatività fino a una profondità di 60 metri, mentre l’autonomia dichiarata dall’azienda è di 120 minuti.
Ho ricevuto l’Antares agli inizi di luglio. Il packaging è eco-friendly. La lampada è infatti contenuta in una scatolina in cartoncini di colore nero, nel lembo superiore è presente una grande scritta Salvimar verde e l’immagine reale della torcia, appena sotto la denominazione Antares. Le caratteristiche principali sono riportate nella parte esterna della scatola; il Qr code, che una volta scannerizzato aprirà il manuale d’uso, per un corretto utilizzo e mantenimento della torcia è posto sulla facciata inferiore della confezione. All’interno trovo il corpo della torcia, un lacciolo, il cavo USB-C, una batteria Li-ion da 21700/5000mAh, due guarnizioni di ricambio.
L’Antares è in alluminio anodizzato ad alto spessore. Il risultato è estremamente accattivante e con una qualità percepita davvero alta. La parabola riflettente viene realizzata in una speciale lega di alluminio liscia. Ciò permette di riflettere al meglio e ottenere la massima potenza luminosa. Il peso, senza batteria, è di 263 grammi, completa invece arriva a 338.
La forma è allungata, con la “testa” e la parte finale che si discostano leggermente dalle linee del corpo, allargandosi. Il design ergonomico impedisce alla torcia di scivolare dalla mano grazie al retro che appoggia nel palmo, consentendo così una presa sempre salda.
La testa è disegnata con delle “branchie” sui due lati, che oltre a svolgere un ruolo estetico sono necessarie per dissipare il calore sviluppato dal potente led, coadiuvate dall’acqua in cui siamo immersi. Di conseguenza, l’azienda consiglia di utilizzare la lampada esclusivamente in immersione.
Esteticamente, la ghiera che assicura la lente è in verde acido, così come il tasto di accensione e la sede in cui alloggia. L’area del pulsante di accensione è piana (qui è stampato il nome Antares) è situata tra la testa e il corpo, interrompendo il design cilindrico. Sul troncone, nella zona in cui la mano fa presa, è impressa la scritta Salvimar in bianco, mentre il resto della lampada è nero.
L’ Antares è caratterizzata da un potente Led SST40 (Max 1800 Lumen) e da una temperatura di colore di 6500 K. Temperatura che riproduce la luce naturale del giorno, contribuendo così a esaltare ogni dettaglio di un ambiente scuro e buio, quali sono gli anfratti e le tane. Il fascio è concentrato in un cono di 16 gradi, di tipo hot spot.
Il pulsante esterno attiva l’accensione dell’interruttore interno in modo meccanico. E’ necessario fare forza sia in fase di accensione sia in fase di spegnimento. E’ qui presente un Led che indica il livello di carica della batteria. Quando la carica è superiore al 50%, l'indicatore è verde fisso, compresa tra il 50% e il 30% è rosso fisso, inferiore al 30% è rosso lampeggiante.
La batteria da 21700/5000mAh Li-ion deve essere installata dall’utente nel vano batteria, situato all’interno del tubo centrale in alluminio, che costituisce il corpo della torcia. Non vi è da preoccuparsi nel caso in cui venga erroneamente posizionata la pila con il polo invertito. L’Antares, infatti, è progettata con una protezione in caso di inserimento non corretto. L’installazione della batteria è piuttosto semplice. Bisogna svitare prima il fondello posteriore e successivamente il tappo USB interno, metterci la batteria e avvitare i tappi.
Fondamentale non stringere eccessivamente per evitare di rompere le guarnizioni. Un’altra accortezza fondamentale, è quella di lubrificare le filettature e l'incavo della guarnizione con del grasso al silicone, così da garantirne l’impermeabilità.
Per ricaricare la batteria, basterà svitare il tappo posteriore, utilizzare il cavo USB-C in dotazione per connettere la torcia a un'appropriata sorgente (adattatore). Un sistema pratico e intelligente è stato quello di collegare il fondello posteriore con un cordino elastico internamente alla zona dove è presente la porta USB-C. Durante la carica, l'indicatore Led, associato alla porta USB-C, mostra una luce rossa fissa, che diventerà verde una volta che la batteria sarà carica. E’ importante ricaricare l’accumulatore dopo ogni utilizzo, o almeno una volta al mese, per evitare che si scarichi eccessivamente perdendo memoria.
Il lacciolo è in tessuto resistente ma duttile, ha una clip per regolarne la misura una volta posizionato al polso. Possiede un manicotto in gomma, di circa 10 centimetri, per facilitarne il posizionamento e la maneggevolezza e, allo stesso tempo, aumentarne la resistenza allo sfregamento.
Le dimensioni dell’Antares sono comunque piuttosto contenute: 172 mm (lunghezza) x 42,5 mm.
In mare
Finalmente è luglio e, come di consueto, in questa stagione si usce in gommone per visitare alcuni spot che non controllo dalla scorsa estate. Sono con l’amico Francesco che utilizza già da qualche tempo l’Antares, me ne ha già parlato positivamente, per me, invece, è la prima volta! Decido di tenere il lacciolo fissato in prossimità dell’avambraccio, date le sue generose dimensioni, in modo che la torcia arriverà precisamente alla mano. La soluzione ottimale e pratica, a mio avviso, è il classico cordino elastico tagliato e legato a misura del polso. Molto più comodo e agevole durante le fasi di pesca.
Ci alterniamo in alcuni tuffi esplorativi per trovare una situazione di acqua degna della bella stagione, ma nulla. Finalmente, intorno ai 25 metri, ecco un serie di panettoni di grotto su fango caratterizzati da una buona visibilità. Capovolta e giù, dopo una decina di metri intravvedo due corvine sopra l’agglomerato coralligeno, scendo in caduta e ne fulmino una di un chilo e mezzo, solo dopo aver constatato l’assenza di serranidi. Seguo con lo sguardo l’altra per capire dove si intanerà, si dirige all’interno di uno spacco verticale. Pedagno e risalgo. Una volta sceso con il corto armato di 4 punte, nuoto verso la tana, “individuo” il pulsante e illumino l’anfratto; rilascio il tasto e la luce resta accesa. Il fascio luminoso non presenta opacità e buca prepotentemente anche la sospensione alzata dal passaggio del pesce. Risulta necessario, per evitare di spaventare la preda, illuminare lateralmente in modo tale da ottenere un’ottima irradiazione della luce. La corvina sembra sparita, ma voglio controllare meglio. Mi accosto alla parte finale dello spacco e punto l’Antares in un angolo coperto da uno speroncino di grotto, fa giorno! Scorgo la pinna inconfondibile, è lei! Allineo il 50 con la fiocinetta ge la trafiggo a centro corpo! Clicco di nuovo il pulsante per spegnere la lampada durante la risalita.
Con il guanto da 3 millimetri il tasto, le prime volte, non è subito individuabile, soprattutto se si utilizza il lacciolo in tessuto che fa muovere maggiormente il corpo della lampada, variandone la posizione rispetto alla nostra mano, mentre questo non avviene con la corda elastica tagliata a misura tale da avere la torcia sempre a portata. Ma state tranquilli, già dopo una o due pescate ci si abitua e tale gap viene superato. Utilizzandola con i guanti estivi, invece, nulla da dire.
Per aumentarne l’individuabilità in caso di smarrimento accidentale, ho eseguito alcuni giri di nastro isolante bianco in testata (che ne attutisce anche eventuali colpi) e posteriormente in prossimità del fondello.
La antares mi ha accompagnato per più di un mese durante diverse uscite e mi sono trovato bene. Gli unici aspetti migliorabili riguardano proprio il lacciolo in dotazione. Ma è niente rispetto a quanto di positivo ha dimostrato: un’illuminazione stabile, nitida e priva di sfarfallii. Il tipo di fascio ha un rendimento incredibile, racchiuso in un cuore robusto, ergonomico e disegnato e sviluppato in Salvimar.
AI VOTI
LIVELLO DI COSTRUZIONE Sono sempre i dettagli a fare la differenza, le branchie dissipatrici di calore, l‘interruttore con il Led per lo stato della batteria sia sul pulsante sia associato alla porta USB-C, il materiale utilizzato. Merita quasi il massimo dei voti 9
ERGONOMIA La sua forma impedisce alla torcia di scivolare dalla mano grazie al retro che appoggia nel palmo, consentendo una presa leggera e sicura 8
GESTIONE: Antares è maneggevole e comoda da usare. Mentre il lacciolo va rivisto. Il pulsante si manovra bemissimo con i guanti fini, mentre all’inizio ci si deve abituare con quelli in neoprene 7
AUTONOMIA: 120 minuti di luce in continuo sono più che sufficienti per affrontare anche più di una pescata 9
RESA: il fascio luminoso lascia sbalorditi! E’ potente, concentrato, imita la luce naturale, senza alcun alone perimetrale e penetra senza difficoltà la sospensione 9
RAPPORTO QUALITA’/PREZZO: Si trova in commercio intorno ai 100 €. Un ottimo prezzo vista la qualità del prodotto 8
SCHEDA TECNICA
- Ricarica USB-C: incorporata
- Led: SST40 (Max 1800 Lumen)
- Temperatura Colore: 6500 K
- Autonomia: 120 min
- Parabola: in alluminio con la superficie liscia
- Ampiezza del fascio: 16° hot spot
- Trattamento della superficie: anodizzazione
- Batteria: 21700/5000mAh Li-ion
- Impermeabilità: fino a 60 metri
- Dimensioni: 172 mm (lunghezza) x 42,5 mm (Ø max testata-torcia).
- Peso netto: 263 gr (senza batteria)

