

Ce ne parla Giuseppe Preiti, che pesca tra le Eolie e la costa siciliana tra Palermo e Milazzo. Un pesce scaltro, difficile, che vive a quote importanti e su fondali prettamente fangosi
Emiliano Brasini
Quando non vive alle Eolie abitualmente pesca nel tratto di costa siciliana che c'è tra Palermo e Milazzo. Una zona della Sicilia caratterizzata da fondali principalmente fangosi, intervallati qua e là da alcune secche o da rocce isolate. Lui è Giuseppe Preiti, conosciuto da tutti come il “riccio di mare”. Ottimo profondista, ci racconta come insidia la cernia bianca.
Parliamo di un pesce spesso meno conosciuto rispetto alla cernia bruna: quali sono le principali differenze comportamentali tra i due?
«Come tutti i pesci anche la cernia bianca ha un comportamento mutevole in base al disturbo arrecato dall’uomo. In alcuni rarissimi punti o in determinati periodi è ancora possibile poterle approcciare in caduta, mentre in altri ancora è necessario seguire i pesci in tana. Rispetto alla cernia bruna, sommariamente è possibile affermare che la bianca ha uno scatto più fulmineo e imprevedibile, però allo stesso tempo non è abile a far perdere le proprie tracce in tana quanto la bruna. Con questo non voglio certo dire che la cernia bianca sia semplice».
Che tipo di tane predilige? Spacchi profondi, franate, grotto?
«E’ un pesce che riesce a trovare riparo ovunque e anche dove questo viene a mancare è addirittura capace di crearlo. Mi spiego meglio: a parte le classiche tane su roccia o grotto, a questo formidabile serranide basta veramente poco per trovare un rifugio (piccole rocce con uno scavo sotto, un tronco, una lamiera o qualsiasi oggetto abbandonato sul fango. Talvolta, riesce a scavare dei veri e propri tunnel o delle voragini sul substrato molle che utilizza presumibilmente per cacciare o tendere degli agguati».
Parliamo di profondità: dove la incontri più frequentemente e quanto varia la quota durante l’anno?
«La cernia bianca si può incontrare a qualsiasi profondità anche se raramente mi è capitato di imbattermi in esemplari di grosse dimensioni in pochi metri d'acqua. Personalmente, ho preso pesci sui dieci chili anche in 18 metri d'acqua, ma sui posti disturbati tende a cercare la propria tranquillità a quote importanti, diciamo dai 30 metri in giù. È possibile catturarla durante tutto l'anno e in primavera e autunno, se si è fortunati, si assiste a spettacoli unici: decine di cernie bianche riunite per la riproduzione».
È una specie più stanziale o tende a spostarsi frequentemente tra diverse tane?
«Generalmente è una specie stanziale, però durante la fuga a volte sceglie dei rifugi temporanei, che abbandona appena non si sente più al sicuro».
Qual è l’approccio più efficace per insidiare la cernia bianca: aspetto, agguato o lavoro in tana?
«Può essere approcciata in caduta oppure all'agguato, tieni presente che questo tipo di avvicinamento non è mai semplice poiché siamo al cospetto di un serranide capace di scatti improvvisi, che compie senza dare segnali di nervosismo evidenti. La ricerca in tana è una delle tecniche che più ne semplificano la cattura. Lavorarla risulta più semplice grazie alla tipologia di substrato, spesso fangoso, che predilige e grazie alla struttura fisica, che è decisamente più slanciata e meno "spinosa" della sua cugina bruna».
Quando individui una tana interessante, come imposti l’azione? Entrata diretta, marcatura, attesa?
«Nel momento che una cernia bianca si intana, il problema maggiore è dovuto alla visibilità, che risulta essere limitata a causa del polverone alzato. Spesso bisogna aspettare anche mezz'ora prima di riuscire a capirci qualcosa dentro lo spacco; in altri casi, grazie alla corrente, ciò avviene in pochi minuti, e in altri ancora, nelle giornate con l'acqua completamente ferma, conviene lasciare proprio perdere. Ci sono situazioni in cui questo pesce, dopo essersi intanato, esce allo scoperto durante la riemersione del sub per poi intanarsi di nuovo durante la discesa successiva, intorbidendo le acque per la seconda volta. E questa è la situazione più svilente...».
Quanto è importante la gestione della luce all’interno della tana? Usi la torcia in modo diretto o indiretto?
«La cernia bianca non gradisce molto la luce della lampada, quindi appena individuata non bisogna sprecare i pochi attimi che si hanno a disposizione per concretizzare la cattura».
Reagisce più di istinto o è diffidente come la bruna? Hai notato differenze nel momento dello sparo?
«Mostra un temperamento mutevole. Dipende dal periodo e da quanto è disturbata dalla pressione antropica. Non è facile etichettare questo pesce come facile o difficile, tutto è molto relativo. Ciò che è abbastanza sicuro è che raramente si concederà con facilità. Ci sono state occasioni in cui alcuni esemplari si sono dimostrati talmente diffidenti da iniziare la loro fuga molto prima che potessi vederli (infatti, a volte si vedono sul fondo piccole nubi di fango). Mentre altre volte in cui è convinta di essersi nascosta e mimetizzata bene, si fa avvicinare parecchio».
Che attrezzatura utilizzi? Lunghezza del fucile, tipo di asta, elastici…
«Per le grosse cernie bianche in acqua libera utilizzo quasi esclusivamente un 124 sottovuoto, caricato a 26 bar con asta da 7 a doppia aletta). A volte, quando la possibilità di sparare in tana è la medesima di quella di fare un tiro al libero, opto per un 112 sottovuoto, caricato a 22 bar e sempre con asta da 7 doppia aletta). Per i pesci esclusivamente in tana spazio tra un 82 e un 62».
Negli ultimi anni hai notato cambiamenti nella presenza della cernia bianca nella zona tra Palermo e punta Calavà dove di solito ti immergi quando non sei alle Eolie? Più rara, più profonda, più diffidente?
«Si, negli ultimi anni ho notato una diminuzione delle cernie bianche a causa dei numerosi prelievi (sia dalla pesca professionale che non); sono parecchio disturbate e si spostano in profondità, in zone dove si sentono più al sicuro».
Qual è stato l’incontro più significativo che hai avuto in queste acque?
«Ho assistito a dei veri e propri montoni di cernie bianche, decine e decine di esemplari che si riunivano per la riproduzione. Uno spettacolo incredibile».
Se dovessi consigliare a un pescatore esperto dove concentrare la ricerca tra Palermo e Capo Calavà, su che tipo di spot lo indirizzeresti?
«Non è semplice rispondere. Gli direi di cercare dove non vanno gli altri e di pensare fuori dagli schemi».
Guardando al futuro, pensi che questa specie avrà una crescita o un calo nelle acque siciliane?
«Credo che se verranno create delle apposite aree di ripopolamento e se verranno adoperate come “barriere” anti strascico, il ripopolamento e l'aumento dello stock ittico sarà una conseguenza quasi certa. Se tutto, invece, rimarrà così come, ahimè le probabilità di vedere una crescita delle popolazioni di cernia bianca sarà abbastanza remota».
Quando non mi trovo alle Eolie abitualmente pesco nel tratto di costa siciliana che c'è tra Palermo e Milazzo. In questa parte della Sicilia i fondali sono principalmente fangosi con alcuni punti in cui ci sono alcune secche o rocce isolate.

