

Il 3 volte campione del mondo ha “strapazzato” per bene questa interessante pinna con la pala in polimero, che nasce per la pesca in bassofondo ma che non ha sfigurato anche durante tuffi più impegnativi
Renzo Mazzarri
Ogni stagione porta con sé nuove attrezzature da testare, ma quando si parla di pinne il giudizio richiede sempre tempo. Le prime impressioni possono essere positive, ma è soltanto dopo numerose uscite, tra lunghe giornate di mare, continui cambi di condizioni, tecniche di pesca e situazioni sempre diverse, che emergono davvero pregi, limiti e personalità di un modello rispetto a un altro.
Le Gara Turbo Impulse di Cressi mi hanno accompagnato durante le prime settimane dell’estate, in un periodo che considero tra i più affascinanti dell’anno. L’acqua inizia a scaldarsi, le prede cambiano comportamento e anche il pescatore modifica inevitabilmente il suo approccio. Le uscite all’alba, dedicate alla ricerca dei primi dentici di fine primavera e inizio estate, mi hanno portato a percorrere silenziose pinneggiate per raggiungere i cappelli delle secche, alternando aspetti su basso e medio fondale, spostamenti tra franate e praterie di posidonia e qualche discesa più impegnativa. È stato proprio questo contesto, fatto di situazioni differenti, a permettermi di conoscere realmente il comportamento di queste pinne.
Nate dall’evoluzione del progetto Impulse, introducono una soluzione tecnica particolare basata sulla deformazione ondulatoria della pala. Un concetto sviluppato da Cressi per migliorare la restituzione elastica durante l’azione, aumentando l’efficienza del gesto senza rinunciare alla fluidità del movimento.
Naturalmente, al di là delle soluzioni progettuali, ciò che interessa davvero a chi passa molte ore in mare è capire come una pinna si comporti durante una normale uscita. Quanto affatica le gambe? Come risponde nello stacco dal fondo? Mantiene una spinta costante? Rimane confortevole dopo quattro o cinque ore in acqua? Sono queste le domande alle quali ho cercato di rispondere durante il test.
Una pala diversa dal solito
Osservando la Gara Turbo Impulse si nota immediatamente come il progetto si discosti dai classici modelli in plastica. La pala, sottile e leggera, viene realizzata con una particolare mescola di tecnopolimeri elastomerizzati sviluppata da Cressi e si distingue per la caratteristica forma ondulata. Il cuore del progetto è la deformazione a “S”, studiata per accumulare energia durante la fase di carico e restituirla progressivamente nella fase successiva della pinneggiata. Un principio interessante sulla carta, ma che, come spesso accade, andava verificato direttamente in mare.
Confesso che inizialmente ero piuttosto curioso. Nel nostro settore non mancano soluzioni innovative che, una volta in mare, si rivelano meno efficaci del previsto. Dopo diverse settimane di utilizzo, invece, ho avuto la sensazione che questa particolare geometria della pala contribuisca realmente a rendere l’azione più continua e naturale, senza risultare mai brusca.
Anche i longheroni laterali, realizzati in una termogomma particolarmente morbida e flessibile, accompagnano efficacemente la deformazione della pala, canalizzando il flusso d’acqua senza limitarne il movimento. Completano il progetto il profilo terminale a coda di rondine e l’angolo pala-scarpetta di 29 gradi, una soluzione che permette alla pala di lavorare fin dalla prima pinneggiata nella posizione ottimale.
L’impressione complessiva è quella di un progetto sviluppato con una precisa logica costruttiva, nella quale ogni elemento contribuisce al comportamento finale della pinna.
Comfort e trasmissione
La scarpetta Gara Modular rappresenta ormai una certezza Cressi. La struttura bicomponente offre un buon equilibrio tra comfort e trasmissione della potenza, mentre il sistema autoregolante nella zona del collo del piede distribuisce in maniera uniforme le pressioni, evitando fastidiosi punti di compressione. Durante le uscite più lunghe ho apprezzato soprattutto questo aspetto. Dopo diverse ore in acqua la calzata rimane sempre piacevole e non ho mai avvertito fastidi o irrigidimenti del piede, un dettaglio che spesso viene sottovalutato ma che, a fine giornata, può fare una grande differenza. La trasmissione della spinta è diretta ed efficace e permette di sfruttare bene il lavoro della pala senza percepire dispersioni di energia.
Tenete presente che la maggior parte del test si è svolta durante le prime settimane estive, quando si tende ad affrontare quote superiori rispetto all’inverno. Le giornate iniziavano quasi sempre prima dell’alba, con pinneggiate silenziose verso gli spot scelti e una successione di aspetti, agguati sulle secche che risalgono dal blu, dove la mangianza maggiormente si accumula e si crea la catena alimentare. La speranza era di scovare qualche predatore.
Per curiosità ho deciso di utilizzarle le pinne anche durante qualche immersione più profonda, nella pesca nel blu. È doveroso precisare che non si tratta del loro impiego naturale: una pala in tecnopolimero non può essere paragonata, per prestazioni assolute, a una moderna pala in carbonio progettata specificamente per affrontare quote elevate. Sarebbe un confronto poco corretto.
Nonostante questo, le Gara Turbo Impulse hanno saputo sorprendermi. La progressione della spinta rimane costante, la pinneggiata è sempre naturale e la pala accompagna il movimento senza mai dare la sensazione di “spezzare” il ritmo. Anche affrontando qualche tuffo più impegnativo, ho sempre percepito una buona riserva di spinta e un controllo rassicurante. Dove, invece, ho apprezzato maggiormente questo modello è stato durante le fasi di avvicinamento agli spot e negli spostamenti tra un aspetto e l’altro. La naturalezza della pinneggiata permette di mantenere un’andatura rilassata, riducendo l’affaticamento muscolare e lasciando energie preziose per i momenti più importanti della giornata.
La direzionalità si è dimostrata molto buona anche in presenza di corrente. A questo punto. mi rimane un test che sono particolarmente curioso di affrontare: quello durante la stagione invernale. Sono convinto che nella pesca sul bassofondo, nella schiuma e con mare mosso queste pinne possano esprimere ancora meglio le loro caratteristiche, non provocando rumori acuti nello sbatter contro le rocce, flessibili al punto giusto e adatte alle quote generalmente più contenute. Per non aspettare tanto tempo ho approfittato di un paio di giornate di vento e mare mosso per buttarmi nel sottocosta. Di prede poco o nulla, in compenso sono riuscito a ricreare le tipiche situazioni di pesca nel bassofondo, con corrente e risacca. Ebbene, le Gare Turbo Impulse sono promosse a pieni voti. Maneggevoli, scattanti, senza tempi morti, si destreggiano a meraviglia in tali condizioni. Bastano un paio di gambate decise per uscire dalla risacca e spingono davvero bene quando si chiede di accelerare la falcata.
Considerazioni finali
Le Cressi Gara Turbo Impulse rappresentano una delle interpretazioni più interessanti del moderno tecnopolimero. Non cercano di imitare una pala in carbonio, bensì propongono una propria filosofia basata su comfort, fluidità, rendimento e facilità d’impiego. Durante queste prime settimane di utilizzo mi hanno convinto soprattutto per la naturalezza dell’azione e per la capacità di accompagnare il pescatore senza affaticarlo, qualità che diventano fondamentali dopo diverse ore trascorse in mare.
Chi è abituato al carbonio percepirà inevitabilmente una risposta differente, soprattutto nei tuffi più profondi. Tuttavia, considerando la loro destinazione d’uso, offrono prestazioni di alto livello e si sono dimostrate capaci di affrontare con disinvoltura anche situazioni che vanno oltre il classico impiego di una pala in tecnopolimero.

