

Questo mese parliamo della spigola, “forse l’unico pesce che, assieme alla ricciola, riesce a farmi ancora emozionare quando vado in mare per conto mio e non in gara - ci racconta l’atleta -. E’ imprevedibile, furbo e si destreggia a meraviglia nella schiuma del basso fondale. E poi, negli ultimi anni, almeno in Puglia, le cose sono cambiate parecchio, se ne incontrano di meno e sono diventate ancora più difficili da portare a tiro”
Luigi Puretti
La spigola non è un pesce come gli altri. Chi va sott’acqua da anni lo sa bene: puoi incontrarla ovunque, ma non è mai scontata; puoi studiarla per una vita, ma continuerà comunque a sorprenderti. È una delle pochissime prede che riesce a mettere in difficoltà allo stesso modo il principiante come l’agonista di alto livello.
sono convinto di una cosa. Con la spigola non vince quasi mai chi forza, ma chi interpreta. È un pesce che vive sul confine: tra acqua sporca e acqua pulita, tra schiuma e calma piatta, tra giorno e notte, tra presenza e assenza. Ed è proprio questa sua natura a renderla una delle prede più affascinanti e, allo stesso tempo, più difficili da insidiare correttamente.
Assieme alla grossa ricciola è forse l’unico pesce che riesce a farmi ancora emozionare quando vado in mare per conto mio. In gara è tutta un’altra storia e ogni cattura ha un valore enorme. Stare aggrappato in mezzo al “risaccone”, con la visibilità spesso ridottissima e muovere solo gli occhi a destra e sinistra immaginando che tra le bollicine della schiuma e la posidonia morta in sospensione possa apparire il testone di una bella spigola, mi dà ancora una forte scarica di adrenalina e riesce a farmi tenera una soglia di attenzione e concentrazione altissima per tutta la pescata.
Conoscere la spigola dal punto di vista biologico è importante, però conta soprattutto capire come e perché si comporta in un certo modo. Si tratta di un predatore estremamente adattabile, capace di modificare abitudini, orari e territori in funzione dell’ambiente e delle condizioni del mare. ed è un grande opportunista, che si muove seguendo il cibo più che schemi rigidi. Ciò significa che non esiste “la” spigola, ma tante spigole diverse a seconda del contesto: quella di foce, quella di schiuma, quella di porto, quella di grotto oppure quella del bassofondo sabbioso. Chi non fa questa distinzione rischia di fare centro solo in condizioni ideali, trovandosi in difficoltà quando il mare cambia
Secondo il mio punto di vista, uno degli aspetti più interessanti di questa specie è la capacità di interpretare ciò che la circonda. È un pesce attento, curioso, ma allo stesso tempo prudente. Prima di esporsi osserva, valuta, spesso si avvicina senza farsi notare e decide solo all’ultimo se mostrarsi oppure se allontanarsi. In certi frangenti potrebbe sembrare una preda facile quasi stupida, in altri diventa imprendibile e difficilisima.
Rumori, movimenti innaturali, pinneggiate disordinate o ripetitive vengono rapidamente percepiti come segnali di pericolo: la spigola non perdona facilmente gli errori e tende a modificare il proprio comportamento dopo pochi incontri negativi
E’ uno dei pochi predatori che trae un reale vantaggio dal mare formato. Schiuma, risacca e acqua velata non rappresentano un disturbo, bensì una protezione. In queste condizioni si sente più sicuro, caccia con maggiore tranquillità e si spinge spesso in acque molto basse. Così basse che ogni tanto mi è capitato di effettuare una cattura per poi ritrovarmi in piedi, con il corpo quasi completamente fuori dall’acqua.
Per il pescatore tutto ciò significa che le condizioni considerate difficili o scomode possono diventare estremamente produttive. Tuttavia, il mare mosso non concede margini di errore: la spigola sfrutta il disordine dell’acqua, ma pretende precisione nei movimenti e grande capacità di adattamento.
La zavorra è probabilmente il dettaglio da curare con maggiore attenzione, soprattutto perché durante la stagione migliore, quella invernale, indossiamo mute pesanti, che vanno bilanciate alla perfezione per non compromettere il nostro assetto. Questo perché immergersi in presenza di una scaduta con onda lunga e in appena 1 o 2 metri di fondo, richiede una pesata completamente diversa rispetto a quando ci troviamo in un mare più rafficato e 3 o 4 metri di acqua sotto le pinne.
altro aspetto da valutare è che la spigola non segue ritmi rigidi. Esistono periodi dell’anno generalmente più favorevoli, legati alla temperatura dell’acqua e alla disponibilità di cibo, ma non si possono applicare regole fisse. È un animale che può apparire all’improvviso, effettuare una sola passata e poi scomparire per ore.
Tale imprevedibilità impone un approccio mentale specifico: servono capacità di attendere, concentrazione costante e fiducia nella scelta del posto. Con la spigola, spesso, non vince chi si sposta di più, ma chi sa restare nel punto giusto abbastanza a lungo credendo in quello che fa e mantenendo altissima la concentrazione. Sapendo che anche dopo 30 tuffi infruttuosi, il seguente potrebbe essere quello giusto.
Un capitolo a parte merita il periodo della riproduzione, uno dei momenti dell’anno in cui la presenza della spigola nelle nostre acque diventa più costante e, allo stesso tempo, più difficile da interpretare. Tradizionalmente questo intervallo si colloca tra la metà di dicembre e la fine di gennaio, una finestra temporale che negli anni ho imparato a riconoscere come estremamente delicata e significativa.
In passato, l’inizio di questo periodo era spesso anticipato verso la fine di novembre, con presenze già evidenti di esemplari adulti. Negli ultimi anni, però, si osserva sempre più chiaramente uno slittamento in avanti di alcune settimane. Penso dipenda dall’aumento progressivo della temperatura dell’acqua nel periodo autunnale che ha modificato i tempi biologici della spigola, ritardando l’innesco del ciclo riproduttivo vero e proprio.
La temperatura gioca un ruolo determinante. Autunni sempre più miti mantengono l’acqua su valori relativamente alti fino a dicembre inoltrato, prolungando una fase di attività “alimentare” e ritardando il passaggio a comportamenti tipicamente riproduttivi. La spigola resta presente, ma cambia atteggiamento: è meno concentrata sugli spostamenti legati alla riproduzione e più dispersa sul territorio.
Quando la temperatura cala in modo più deciso e arriva intorno ai 15 gradi, spesso in concomitanza con le prime vere mareggiate invernali, il quadro cambia rapidamente. È in quel momento che si inizia a notare una maggiore continuità di presenze, soprattutto di esemplari adulti, che sembrano frequentare zone precise con una certa regolarità.
Il periodo della riproduzione apre inevitabilmente anche una riflessione etica. In queste settimane può capitare di imbattersi in situazioni particolari, come le grandi spigole gravide accompagnate da più maschi. Scene che colpiscono, che restano impresse e che mettono il pescatore di fronte a una scelta reale, non teorica. Personalmente, non mi è mai capitato di assistere a uno spettacolo del genere. Probabilmente, se dovesse accadere l’istinto di cacciatore mi porterebbe a premere il grilletto sull’esemplare più grande. Sarebbe una cattura eccezionale, un evento più unico che raro.
Ed è proprio qui che entra in gioco la vera essenza della pesca in apnea: la selettività. A differenza di altre forme di prelievo, noi abbiamo il privilegio - e la responsabilità - di poter scegliere. Possiamo osservare, valutare, decidere se sparare oppure no. Non siamo costretti a subire la cattura: siamo consapevoli di ciò che facciamo. Per questo motivo, se un incontro simile avvenisse in un’area dove la spigola rappresenta una cattura abituale, dove la pressione di pesca è elevata e la presenza di grandi riproduttori è già ridotta, la mia scelta sarebbe diversa. In tali contesti eviterei di sparare proprio perché la frequenza dell’incontro cambia completamente il suo significato.
Non esiste una regola valida per tutti, né una verità assoluta. Esiste però la necessità di contestualizzare ogni gesto, di capire dove ci troviamo, che tipo di ambiente stiamo frequentando e quale impatto può avere la nostra scelta. L’etica, nella nostra disciplina, non è fatta di divieti astratti, ma di decisioni individuali.
La spigola è uno di quei pesci che non si possono cercare “a caso”. La sua presenza è quasi sempre legata a un ambiente preciso, a una combinazione di fattori che, se interpretati correttamente, aumentano in modo esponenziale le probabilità di incontro. Conoscere questi ambienti non significa solo sapere dove andare, ma soprattutto come muoversi e come leggere ciò che succede sott’acqua.
La schiuma è probabilmente l’ambiente preferito dalla spigola. Mare formato, risacca, acqua velata: condizioni che per molti di noi risultano scomode o addirittura ingestibili, ma che per questo animale rappresentano una situazione ideale.
Ricordo una delle mie primissime uscite a La Maddalena ormai ben 15 anni fa. Settembre inoltrato, mare molto mosso; navigando con fatica sul gommone di un pescatore locale gli chiesi di provare un paio di tuffi accanto allo Scoglio dello Strangolato, dove le condizioni mi sembravano ideali per la spigola. Mi disse che sarebbe stato impossibile vederne qualcuna, sia per il periodo non adatto che per la forte diminuzione che aveva avuto questo pesce negli anni. Con non poca insistente riuscii a farmi buttare nella risacca e incredibilmente, al primo tuffo, nell’acqua limpida vengo puntato da due grossi esemplari. Sparo al più grosso, sui 4 chili e gli lascio una lunga strisciata sul capo!
Questo per dire che in mezzo alla schiuma il pesce si sente protetto, invisibile. Sfrutta il rumore, il movimento e la torbidità per avvicinarsi alla preda senza essere individuato. Qui la spigola spesso caccia in bassissima acqua, talvolta a pochi metri dalla battigia, seguendo granchi, cefali, piccoli pesci sballottati dalle onde. In realtà, mangia un poco di tutto; ho trovato qualche sarago nel suo stomaco e sono ormai leggendarie le spigole al cui interno è comparso qualche grosso ratto!
Il pescatore deve adattarsi completamente all’ambiente: tuffi brevi, movimenti lenti, pinneggiate controllate. Nella schiuma non si cerca il pesce con lo sguardo, lo si percepisce. Una sagoma che appare e scompare, un cambio di colore, una presenza improvvisa che dura pochi secondi.
Il mio fucile preferito è senza dubbio un 75/82, armato con asta da 6,5 e monoelastico da 16. Una configurazione semplice, essenziale, ma estremamente efficace. Quello che cerco non è potenza pura, ma velocità di uscita dell’asta, un brandeggio rapido e assenza di rinculo. Il tiro deve essere fulmineo, quasi istintivo, perché spesso non c’è il tempo materiale per “pensare” al colpo.
Se si vuole avere successo con la spigola, il fucile deve diventare un’estensione naturale del braccio. Deve salire veloce, senza inerzia, senza doverlo accompagnare. Ogni grammo in più, ogni elastico superfluo, rischia di rallentare quel gesto che, invece, deve essere immediato. Il vero dilemma non è tanto se premere il grilletto, ma quando farlo. Questo perché siamo al cospetto di un pesce che concede pochissimi istanti utili. Se arriva deciso, di muso, dà quasi l’impressione di volersi infilare da solo sulla punta dell’asta. È un attimo: un allineamento perfetto che dura una frazione di secondo.
Poi scarta. E quando scarta, lo fa con una velocità tale da non lasciare alcuna possibilità di recupero. Chi aspetta troppo, chi cerca “il colpo perfetto”, spesso si ritrova con il fucile puntato nel vuoto.
Per questo motivo è fondamentale imparare a riconoscere l’attimo giusto, quello in cui la preda è ancora in traiettoria, prima dello scarto. Sparare in quel momento richiede freddezza, automatismo e tanta esperienza.
Quando ero più giovane, dopo aver sbagliato qualche esemplare, mi è capitato di assistere a scene che probabilmente sono comuni a molti: la spigola che sembra sparire nel nulla, per poi tornare indietro facendo un secondo giro, quasi a prendersi gioco del pescatore. Pensavo che la soluzione fosse impugnare un fucile con il doppio colpo, qualcosa che potesse rimediare all’errore oppure offrire una seconda possibilità. Qualcosa che poi non ho mai provato.
Negli ultimi anni ho notato un fenomeno che colpisce qualsiasi pescatore esperto: la spigola sembra essere meno presente, o perlomeno più difficile da incontrare. Dare una spiegazione scientifica precisa è complicato, soprattutto nelle mie zone. In Puglia non è mai stata una specie di grande interesse per i professionisti e i pescatori sportivi, pur presenti, non hanno mai “cacciato” questa specie in modo massivo. Questo rende difficile imputare la sua diminuzione a una pressione di prelievo diretta. Ciò che resta evidente, però, è che in acqua oggi la spigola appare più selettiva, più diffidente e meno numerosa rispetto a qualche decennio fa.
Una possibile giustificazione, almeno parziale, può arrivare dall’aumento della presenza del pesce serra. Negli ultimi anni questa specie ha colonizzato in modo consistente i territori tradizionali della spigola, diventando un competitor diretto per il cibo e, talvolta, un predatore.
Durante l’ultima uscita in mare mi è capitato di catturare una spigola di circa un chilo che sulla pancia portava un grosso morso, senza dubbio appartenente a un serra di dimensioni importanti. Scene come questa non sono rare e testimoniano che, al netto di tutto il resto, la spigola deve affrontare oggi un contesto ecologico più complesso. Non voglio attribuire a quanto detto un valore scientifico definitivo. Non ho dati sperimentali, statistiche o studi specifici per confermarlo. Tuttavia, l’esperienza sul campo mostra chiaramente che la spigola oggi convive con nuove pressioni e competitor, e questo rende la sua cattura - soprattutto degli esemplari di grosse dimensioni - un evento ancora più raro.
Anche parlando con diversi colleghi, siamo tutti concordi nel dire che negli ultimi anni la spigola è diventata più più diffidente e difficile da incontrare. Però, non reputo questo un limite, bensì una sfida: ci costringe a migliorare, a osservare, a rispettare e a valorizzare ogni istante sott’acqua. Ogni incontro diventa un privilegio, un’occasione per imparare, per apprezzare.
Alla fine, insidiare una spigola non è solo tecnica, attrezzatura o fucile. È pazienza, attenzione, rispetto e passione.

