

In giro per l’Istria con il campione triestino a caccia di questi pesci. Le tane “giuste”, le quote in base alla stagione e il corretto approccio per riuscire a fare carniere
Emiliano Brasini
Stefano Claut è uno dei più forti ed esperti atleti della Nazionale. Triestino, è un gran profondista ed è un vero “mago” nella caccia alle corvine, che insidia soprattutto nella vicina Croazia. Lo abbiamo intervistato per farci raccontare nel dettaglio come cattura questo furbo ed elegante animale.
Stefano, negli ultimi anni come hai visto evolversi la presenza della corvina nell’Adriatico, in particolare lungo la costa istriana? Più diffidente? Più profonda? Più localizzata?
«Negli ultimi tempi il pesce in generale è calato parecchio; la corvina resiste ancora, meglio di altre specie, anche se ho notato una riduzione della taglia nelle ultime stagioni. Ormai i pesci dal chilo in su iniziano a diventare una rarità, mentre una volta erano più comuni. Più che diffidenza o profondità (tieni presente che in Istria l’acqua è torbida e dunque non si scende nell’abisso) la differenza la fa la conoscenza di tane particolari e difficili, dove le corvine sono sempre presenti, però la cattura non è facile e permette al massimo un tiro utile».
Quali sono i fattori chiave che determinano l’insediamento stabile delle corvine? Struttura, oscurità, pressione di pesca, presenza di cibo…
«Sicuramente il fattore più importante è la conformazione delle tane, che devono essere più ramificate possibili o di difficile accesso per il sub, non necessariamente in profondità. In Istria ci sono diversi “inghiottitoi”, ossia dei camini verticali che entrano per diversi metri nel terreno. Per cui, avendo una buona padronanza di “speleosub” è possibile fare belle catture. Certo, sono posti pericolosi, dove spesso bisogna entrare di fronte, sparare, raggomitolarsi per girarsi e uscire sempre frontalmente. In questi casi un paio di pinne corte sono preferibili a quelle lunghe, che posso risultare ingombranti in questi spazi angusti. Mi è anche capitato di entrare frontalmente e di farmi tirare per le pinne dal compagno per tornare indietro in retromarcia. Sia chiaro. L’ho fatto perché ho anni di esperienza e un compagno super fidato, altrimenti sarebbe da matti».
A Rovigno che tipo di ambienti prediligono le corvine? Franate, spacchi profondi, grotto o cigliate?
«A Rovigno abbiamo diverse tipologie di fondale adatti per le corvina, dalle franate attorno alle isole alle lastre nel bassofondo, per finire con il grotto a quote più impegnative, attorno ai 18/23 metri».
Qual è la profondità media operativa su questo spot e come cambia durante la giornata?
«Varia in base alla visibilità. Il basso-medio fondale è quasi sempre pescabile, mentre più già spesso fuma; di conseguenza si prova un po’ a tutte le quote, diciamo entro i 22/24 metri. Oltre non ha senso in quanto l’acqua non è quasi mai praticabile».
Che approccio tecnico utilizzi: aspetti esterni, entrata in tana o lavoro di “scandaglio” sugli spacchi?
«In basso e medio fondale la strumentazione aiuta poco, c’è tanta roccia e tanto falso grotto, quindi l’unica soluzione è cercare i posti a pinne trovando gli spacchi giusti. In profondità lo scandaglio può essere più utile per individuare le zone di grotto isolate nel fango. Per quanto riguarda l’approccio in basso e medio fondo, ci vuole un approccio tecnico alla tana, pronti con il fucile (quasi sempre corto) al momento dell’accensione della torcia; spesso occorre infilarsi parzialmente o totalmente con il corpo. Nel grotto, invece, conviene pescare in caduta oppure adottando un approccio metodico alle tane conosciute, generalmente impugnando fucili medi».
Parliamo di un altro posto in Istria, Cittanova. Qui i fondali sono più dolci: come cambia la strategia rispetto a Rovigno?
«Indubbiamente i fondali sono molto più bassi e paga di più la ricerca entro i 10, 12 metri; si va sulle punte a terra oppure sulle risalite, come la secca del Val, fuori Cittanova, che è caratterizzata da tane molto articolate e le secche di Cervera. Inoltre, non sono da trascurare le quote davvero basse, come quelle dei 2 o 3 metri, dove esistano ancora adesso tane buie e difficili, che garantiscono sempre qualche bella corvina».
Da queste parti le corvine sono più sospettose o più “stanziali”? Serve un approccio più lento e metodico?
«Non ci sono differenze rispetto agli altri posti dell’istria, come ad esempio Rovigno».
Quanto incide la visibilità dell’acqua in questa zona influisce sulla riuscita dell’azione?
«La visibilità è fondamentale. Gli itinerari a nord risentono molto di più delle piogge, infatti a terra della Secca del Val c’è un fiume, il Mirna, che in caso di precipitazioni rende l’acqua spesso impraticabile. A Rovigno tendenzialmente la visibilità è sempre migliore. In ogni caso, in Istria ci sono periodi in cui non si pesca sotto i 18 metri e bisogna quindi ripiegare in acqua più bassa».
La terza zona che consideriamo è Pical (Parenzo). Qui, che tipo di tane sono maggiormente abitate dalla corvina? Cavità piccole, grotte articolate o semplici zone d’ombre sotto le lastre?
«I fondali di Pical sono particolari, un insieme di massi buttati nella sabbia, per lo più “falsi”, ma alcuni ovviamente spaccano anche con fenditure scure e profonde, ed è lì che si trovano le corvine. Si pesca dal metro d’acqua fino ai 8, 12. E’ un itinerario comodo anche partendo da terra»
E’ più efficace lavorare in coppia (uno marca e uno entra) oppure in solitaria?
« Meglio in solitaria, planando e scorrendo i vari massi cercando quelli che spaccano. Di solito le tane consentono un solo tiro utile».
Quali segnali ti fanno capire che una tana è “viva” prima ancora di vedere la preda?
«Sicuramente la presenza di piccoli pesci come i piccoli saraghi fasciati attorno alla pietra buona perché, di solito, c’è qualche spacco nei dintorni. Nei periodi giusti ci si può imbattere direttamente nei voli di corvine sopra i massi, mentre in inverno stanno sempre intanate viste le temperature rigide».
Qual è l’errore più comune nella pesca alla corvina in tana? Rumore, luce, gestione della torcia, tempismo…
«Un errore comune è accendere la torcia senza avere già pronto il fucile nella giusta direzione, oppure un errore non approcciare la tana in profondità, ma solo superficialmente; in questo modo spesso i pesci non li vedi».
Come gestisci l’illuminazione nelle tane più buie senza creare scompiglio?
«Conoscendo le tane so già la direzione verso cui dovrò sparare, di conseguenza accendo la torcia all’ultimo secondo, pronto con il fucile nella direzione giusta»
Che tipo di attrezzatura utilizzi?
«Dipende dal tipo di tana. Ci sono spacchi angusti all’ingresso, ma che poi si aprono e si allargano al’interno. In tal caso occorre un fucile medio, di solito uso il Laser Evo 75. Capita certe volte di infilare prima il fucile e successivamente la testa per approcciare correttamente la tana, altre in cui bisogna entrare al “centro della terra”. Ci sono poi fenditure dove il 50 è addirittura troppo lungo. Insomma, dipende dalla conformazione del terreno. Nelle misure corte uso un 50 o un 60 Saragos Evo con asta da 6 filettata e la fiocinetta».
Dovendo fare un confronto diretto, quale delle tre zone prese in considerazione è la più tecnica e quale la più produttiva?
«Direi Rovigno, che è molto più varia come fondale, l’acqua è mediamente più bella e offre più opzioni per far carniere. Anche se la Secca del Val, a Cittanova, nei periodi giusti, soprattutto in inverno e con l’acqua chiara, può riservare belle sorprese, soprattutto a quote medio/basse».
Se dovessi scegliere una sola località per andare alla ricerca della “corvina perfetta”, quale indicheresti e perché?
«Anche in questo caso direi Rovigno; le corvine più grosse le ho prese lì, soprattutto sul grotto, a quote attorno ai 20/24 metri».Per chiudere, quanto conta oggi l’esperienza rispetto alla tecnologia nella pesca alla corvina?
«Conta tanto, soprattutto per la ricerca dei posti isolati nel fango. C’è da dire, però, che ormai tanti hanno questi strumenti e dunque trovano queste zone con più facilità. Di conseguenza anche la sana nuotata a pinne nel basso fondo cercando nel “falso” consente di scovare qualche posto magico e non conosciuto».

